sabato 13 ottobre 2012

Voci dal Sinodo - Il fondamento dell'essere cristiani



Il fondamento dell'essere cristiani

La nuova evangelizzazione si presenta come un progetto pastorale che impegnerà la Chiesa nei prossimi decenni. E' urgente che prima del “fare” si possa ritrovare il fondamento del nostro “essere” cristiani in modo che la NE non sia sperimentata come un'aggiunta in un momento di crisi, ma come la costante missione della Chiesa. Si deve coniugare esigenza di unità, per andare oltre la frammentarietà, con la ricchezza delle tradizioni ecclesiali e culturali. Unità di un progetto pastorale, non equivale a uniformità di realizzazione; indica, piuttosto, l'esigenza di un linguaggio comune e di segni partecipati che fanno emergere il cammino di tutta la Chiesa più che l'originalità di una esperienza particolare. Si deve motivare perchè in un periodo di transizione epocale come il nostro, segnato da una crisi generale, è richiesto a noi oggi di vivere in modo straordinario la nostra ordinaria vita ecclesiale. Dobbiamo saper presentare la novità che Gesù Cristo e la Chiesa rappresentano nella vita delle persone. L'uomo di oggi, invece, non percepisce più l'assenza di Dio come una mancanza per la propria vita. L'ignoranza dei contenuti basilari della fede si coniuga con una forma di presunzione che non ha precedenti. In che modo si puo esprimere la novità di Gesù Cristo in un mondo impregnato di sola cultura scientifica, modellato sulla superficialità di contenuti effimeri, e insensibile alla proposta della Chiesa? Annunciare il Vangelo equivale a cambiare vita; ma l'uomo di oggi sembra legato a questo tipo di vita di cui si sente il padrone perchè decide quando, come e chi deve nascere e morire. Le nostre comunità, forse, non presentano più i tratti che consentono di riconoscerci come portatori di una bella notizia che trasforma. Esse appaiono stanche, ripetitive di formule obsolete che non comunicano la gioia dell'incontro con Cristo e sono incerte sul cammino da intraprendere. Ci siamo rinchiusi in noi stessi, mostriamo un'autosufficienza che impedisce di accostarci come una comunità viva e feconda che genera vocazioni, tanto abbiamo burocratizzato la vita di fede e sacramentale. In una parola, non si sa più che essere battezzati equivale a essere evangelizzatori. Incapaci di essere propositivi del Vangelo, deboli nella certezza della verità che salva, e cauti nel parlare perchè oppressi dal controllo del linguaggio, abbiamo perso credibilità e rischiamo di rendere vana la Pentecoste. Non ci serve in questo momento la nostalgia per i tempi passati né l'utopia per inseguire sogni; piuttosto, un'analisi lucida che non nasconde le difficoltà e neppure il grande entusiasmo di tutte le esperienze che in questi anni hanno permesso di attuare la NE.

S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA,
Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione


Voci dal Sinodo - Il sacramento della penitenza



Il Sacramento della Penitenza è il Sacramento della Nuova Evangelizzazione

Il grande predicatore americano, il Venerabile Arcivescovo Fulton J. Sheen, ha osservato “la prima parola di Gesù è stata ‘venite’; l’ultima parola di Gesù è stata ‘andate’”
La Nuova Evangelizzazione ci ricorda che gli autentici operatori di evangelizzazione devono prima essere evangelizzati.
San Bernardo ha detto, “se volete essere un canale, dovete prima essere un serbatoio”.
Perciò credo che il sacramento più importante della Nuova Evangelizzazione sia il sacramento della penitenza, e ringrazio Papa Benedetto per avercelo ricordato.
Sì, i sacramenti dell’iniziazione... Battesimo, Confermazione, Eucaristia... obbligano, sfidano e forniscono del necessario gli operatori dell’evangelizzazione.
Ma il sacramento della riconciliazione evangelizza gli evangelizzatori, perché ci mette sacramentalmente in contatto con Gesù che ci chiama alla conversione del cuore e ci ispira ad accogliere il suo invito a pentirsi.
Il Concilio Vaticano II ha fatto appello a un rinnovamento del sacramento della penitenza, purtroppo e con tristezza quello che abbiamo ottenuto invece è stata la sparizione del sacramento.
Così ci siamo impegnati a chiedere la riforma delle strutture, dei sistemi, delle istituzioni, della gente diversa da noi. Sì, questo è positivo.
Ma la risposta alla domanda “cosa c’è di sbagliato nel mondo?” non è la politica, l’economia, il secolarismo, l’inquinamento, il riscaldamento globale... no. Come scrisse Chesterton “La risposta alla domanda ‘cosa c’è di sbagliato nel mondo?’sono due parole: sono io”.
Sono io! Ammetterlo porta alla conversione del cuore e alla penitenza, fulcro dell’invito evangelico. Ciò accade nel sacramento della penitenza.
È questo il sacramento della Nuova Evangelizzazione.

S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN,
Arcivescovo di New York

venerdì 12 ottobre 2012

Voci dal Sinodo dei Vescovi


L'umiltà, il silenzio, il rispetto della Chiesa

Una ragazza ha chiesto: “Siamo noi giovani che ci siamo persi o è la Chiesa ad averci perduti?”. La sua domanda esprime il desiderio di una Chiesa in cui Gesù possa trovarla e in cui lei possa trovare lui. Ma per poter essere lo “spazio” per un incontro di fede con il Signore, la Chiesa deve imparare di nuovo da Gesù, nel quale incontriamo Dio.
La Chiesa deve imparare l’umiltà da Gesù. La forza e la potenza di Dio appaiono nello svuotamento di sé del Figlio, nell’amore che viene crocifisso ma che salva davvero perché viene svuotato di sé per gli altri.
La Chiesa è chiamata a imitare il rispetto di Gesù per ogni persona umana. Egli ha difeso la dignità di tutti, in particolare di quanti sono trascurati e disprezzati dal mondo. Amando i suoi nemici, egli ha affermato la loro dignità.
La Chiesa deve scoprire la forza del silenzio. Confrontata con il dolore, con i dubbi e con le incertezze delle persone, non può fingere di offrire soluzioni semplici. In Gesù il silenzio diventa la via dell’ascolto attento, della compassione e della preghiera. È la via verso la verità.
Le società in apparenza indifferenti e prive di obiettivi del presente stanno davvero cercando Dio. L’umiltà, il rispetto e il silenzio della Chiesa potrebbero rivelare in modo più chiaro il volto di Dio in Gesù. Il mondo trae gioia dal semplice fatto che testimoniamo Gesù, mite e umile di cuore.

S. E. R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE,
Arcivescovo di Manila

venerdì 6 luglio 2012

Papa Luciani, la beatificazione e il centenario



Luciani, verso il centenario

di Francesco Dal Mas 

Cade il 17 ottobre di quest'anno il centenario della nascita, a Forno di Canale, di Albino Luciani. Sarà il vescovo di Vittorio Veneto, Monsignor Corrado Pizziolo, a celebrare l'evento, a Canale d'Agordo (così oggi si chiama Forno), presiedendo una solenne concelebrazione, in occasione, fra l'altro, del pellegrinaggio della diocesi di cui monsignor Albino Luciani è stato vescovo per 10 anni.

Ma il prossimo 17 ottobre segnerà anche una tappa fondamentale del processo di beatificazione. Quel giorno, infatti, il postulatore monsignor Enrico Dal Covolo consegnerà la "positio" al cardinale Angelo Amato, che presiede la Congregazione per le cause dei santi. Lo ha detto lo stesso prelato ad Agordo, il 29 giugno, al termine della solenne concelebrazione in occasione dei santi Pietro e Paolo. «Il 17 ottobre, nel centenario della nascita di Albino Luciani, assieme alla collaboratrice Stefania Falasca, consegnerò ufficialmente al cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la causa dei santi, la "positio" relativa al "Servo di Dio" Giovanni Paolo I», ha detto testualmente Dal Covolo, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense.

«La positio - ha poi spiegato - è un dossier consistente in due grossi volumi rossi: il primo raccoglie le testimonianze sulla vita e le virtù di Luciani, mentre il secondo è incentrato soprattutto sulla storia del personaggio. In tali opere si trovano attestati al meglio l'eroicità e le virtù di Giovanni Paolo I che saranno quindi esaminati a due livelli: dagli esperti della Congregazione e successivamente dai membri della stessa. Se l'esito di tale esame - ha proseguito monsignor Dal Covolo - sarà positivo, come sono certo, allora il Papa autorizzerà l'attribuzione del titolo di "venerabile". Il processo proseguirà quindi sulla completa verifica del miracolo, sigillo dell'iter, già avviato molto bene, per cui entro pochi anni il vostro illustre conterraneo salirà all'onore degli altari come beato».

Secondo l'arciprete di Agordo, monsignor Giorgio Lise, che ha avuto modo di riflettere con Dal Covolo sulla tempistica, essendo stato lui stesso vice postulatore, saranno necessari altri due anni di approfondimenti prima della beatificazione. Nelle settimane scorse, invece, s'era diffusa la notizia che Benedetto XVI avrebbe desiderato chiudere l'Anno della fede con la beatificazione sia di Luciani che di papa Montini. E il cardinale Saraiva Martins, predecessore di Amato, aveva risposto a una nostra domanda - lo avevamo incontrato a Canale - che la beatificazione in tempi così rapidi sarebbe stata possibile. Anzi, ci aggiunse che lui stesso sperava in un evento contemporaneo: Luciani e Montini insieme sugli altari. Bisognerà, invece, avere un attimo di pazienza. 

Canale d'Agordo, intanto, è meta di un continuo pellegrinaggio. Si prevedono quest'estate almeno 50 mila fedeli. Numerose le iniziative intraprese dalla parrocchia, dalla Fondazione e dal Comune. Ben 75 i libri dei visitatori riempiti, in 10 anni, di firme, di preghiere, di richieste di grazie e di ringraziamenti. La maggior parte di chi invoca la protezione di Luciani o la sua intercessione è per avere una famiglia sicura, unita, con dei figli, che spesso non arrivano, seppur tanto desiderati. Ma ecco che dopo qualche tempo le stesse firme si ripetono, per ringraziare il "papa del sorriso" perché la grazia è arrivata. Situazioni di devozione popolare molto semplice, che fioriscono e maturano indipendentemente dai paletti che qualcuno vorrebbe erigere. 

martedì 29 maggio 2012

Le carte rubate del Papa. Parla Mons. Becciu



A colloquio con il sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Angelo Becciu

L'Osservatore Romano, 30 maggio 2012

Amarezza e dispiacere per quanto è accaduto negli ultimi giorni in Vaticano, ma anche determinazione e fiducia nell’affrontare una situazione francamente difficile. Sono questi i sentimenti che si avvertono nel sostituto della Segreteria di Stato — l’arcivescovo Angelo Becciu, che per il suo ufficio ogni giorno lavora a stretto contatto con il Pontefice — durante un colloquio con «L’Osservatore Romano» sul tema che attira l’attenzione di moltissimi media in tutto il mondo, e cioè l’arresto, il 23 maggio scorso, di Paolo Gabriele, aiutante di camera di Benedetto XVI, per il possesso di un gran numero di documenti riservati appartenenti al Papa. Cosa dire dello stato d’animo di chi lavora nella Santa Sede? «Con le persone incontrate in queste ore — risponde il sostituto — ci siamo guardati negli occhi e certo vi ho letto sconcerto e preoccupazione, ma ho visto anche decisione nel continuare il servizio silenzioso e fedele verso il Papa». Un atteggiamento che si respira ogni giorno nella vita degli uffici della Santa Sede e del piccolo mondo vaticano, ma che ovviamente non fa notizia nel diluvio mediatico scatenatosi a seguito dei gravi e per molti versi sconcertanti fatti di questi giorni. In questo contesto, monsignor Becciu misura con attenzione le parole per sottolineare «l’esito positivo» dell’indagine, anche se si tratta di un esito amaro. Le reazioni in tutto il mondo, poi, per un verso giustificate, dall’altro «preoccupano e rattristano per le modalità dell’informazione, che scatenano fantasie senza alcuna rispondenza nella realtà».

Si poteva reagire con più rapidità e completezza? 

Vi è stato, vi è e vi sarà un rispetto rigoroso delle persone e delle procedure previste dalle leggi vaticane. Non appena accertato il fatto, il 25 maggio la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso la notizia, anche se è stato uno choc per tutti e questo ha creato un po’ di smarrimento. Del resto l’indagine è ancora in corso.

Come ha trovato Benedetto XVI?

Addolorato. Perché, stando a quanto sinora si è potuto appurare, qualcuno a lui vicino sembra responsabile di comportamenti ingiustificabili sotto ogni profilo. Certo, prevale nel Papa la pietà per la persona coinvolta. Ma resta il fatto che l’atto da lui subito è brutale: Benedetto XVI ha visto pubblicate carte rubate dalla sua casa, carte che non sono semplice corrispondenza privata, bensì informazioni, riflessioni, manifestazioni di coscienza, anche sfoghi che ha ricevuto unicamente in ragione del proprio ministero. Per questo il Pontefice è particolarmente addolorato, anche per la violenza subita dagli autori delle lettere o degli scritti a lui indirizzati.

Può formulare un giudizio su quanto avvenuto? 

Considero la pubblicazione delle lettere trafugate un atto immorale di inaudita gravità. Soprattutto, ripeto, perché non si tratta unicamente di una violazione, già in sé gravissima, della riservatezza alla quale chiunque avrebbe diritto, quanto di un vile oltraggio al rapporto di fiducia tra Benedetto XVI e chi si rivolge a lui, fosse anche per esprimere in coscienza delle proteste. Ragioniamo: non sono state semplicemente rubate delle carte al Papa, si è violentata la coscienza di chi a lui si rivolge come al vicario di Cristo, e si è attentato al ministero del successore dell’apostolo Pietro. In parecchi documenti pubblicati, ci si trova in un contesto che si presume di totale fiducia. Quando un cattolico parla al Romano Pontefice, è in dovere di aprirsi come se fosse davanti a Dio, anche perché si sente garantito dalla assoluta riservatezza.

Si è voluta giustificare la pubblicazione dei documenti in base a criteri di pulizia, trasparenza, riforma della Chiesa.

I sofismi non portano molto lontano. I miei genitori mi hanno insegnato non solo a non rubare, ma a non accettare mai cose rubate da altri. Mi sembrano principi semplici, forse per qualcuno troppo semplici, ma certo è che quando qualcuno li perde di vista, facilmente smarrisce se stesso e porta anche altri alla rovina. Non vi può essere rinnovamento che calpesti la legge morale, magari in base al principio che il fine giustifica i mezzi, un principio che tra l’altro non è cristiano.

E cosa rispondere a chi rivendica il diritto di cronaca?

Penso che in questi giorni, da parte dei giornalisti, insieme al dovere di dare conto di quanto sta avvenendo, ci dovrebbe essere anche un sussulto etico, cioè il coraggio di una presa di distanza netta dall’iniziativa di un loro collega che non esito a definire criminosa. Un po’ di onestà intellettuale e di rispetto della più elementare etica professionale non farebbe certo male al mondo dell’informazione.

Secondo diversi commenti le carte pubblicate rivelerebbero un mondo torbido all’interno della Chiesa, in particolare della Santa Sede. 

Dietro ad alcuni articoli mi pare di trovare un’ipocrisia di fondo. Da una parte si accusa il carattere assolutista e monarchico del governo centrale della Chiesa, dall’altra ci si scandalizza perché alcuni scrivendo al Papa esprimono idee o anche lamentele sull’organizzazione del governo stesso. Molti documenti pubblicati non rivelano lotte o vendette, ma quella libertà di pensiero che invece si rimprovera alla Chiesa di non permettere. Insomma, non siamo mummie, e i diversi punti di vista, persino le valutazioni contrastanti sono piuttosto normali. Se qualcuno si sente incompreso ha tutto il diritto di rivolgersi al Pontefice. Dov’è lo scandalo? Obbedienza non significa rinunciare ad avere un proprio giudizio, ma manifestare con sincerità e sino in fondo il proprio parere, per poi adeguarsi alla decisione del superiore. E non per calcolo, ma per adesione alla Chiesa voluta da Cristo. Sono elementi basilari della visione cattolica. 

Lotte, veleni, sospetti: è davvero così il Vaticano? 

Io quest’ambiente non lo percepisco e spiace che del Vaticano si abbia un’immagine tanto deformata. Ma questo ci deve far riflettere, e stimolare tutti noi a impegnarci a fondo per far trasparire una vita più improntata al Vangelo. 

Cosa dire insomma ai cattolici e a quanti guardano comunque con interesse alla Chiesa? 

Ho parlato del dolore di Benedetto XVI, ma devo dire che nel Papa non viene meno la serenità che lo porta a governare la Chiesa con determinazione e chiaroveggenza. Si sta per aprire a Milano l’incontro mondiale delle famiglie. Saranno giornate di festa dove si respirerà la gioia di essere Chiesa. Facciamo nostra la parabola evangelica che Papa Benedetto ci ha ricordato pochi giorni fa: il vento si abbatte sulla casa, ma questa non crollerà. Il Signore la sostiene e non vi saranno tempeste che potranno abbatterla.

mercoledì 23 maggio 2012

Il Papa sta con la squadra che vince. E brinda.




A mezzogiorno di lunedì 21 maggio, nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico, Benedetto XVI ha pranzato con i cardinali, per ringraziarli degli auguri al suo doppio compleanno, di nascita e di elezione al papato.

Al brindisi, il papa ha impartito ai presenti una lezione di agostiniana teologia della storia, molto realistica, contro il male “anche mascherato col bene”, ma anche molto ottimistica, grato per “l’amicizia” dei cardinali presenti.

A rassicurarlo, ha detto, è il sapere di stare “nella squadra vittoriosa”. Che non è il suo Bayern di Monaco, fresco di sconfitta nella finale della Champions League, ma l’imbattibile “squadra del Signore”.

Ecco le sue parole:

“Cari fratelli, in questo momento la mia parola può solo essere una parola di ringraziamento. Ringraziamento innanzitutto al Signore per i tanti anni che mi ha concesso; anni con tanti giorni di gioia, splendidi tempi, ma anche notti oscure. Ma in retrospettiva si capisce che anche le notti erano necessarie e buone, motivo di ringraziamento.

“Oggi la parola ‘ecclesia militans’ è un po’ fuori moda, ma in realtà possiamo comprendere sempre meglio che è vera, porta in sé verità. Vediamo come il male vuole dominare nel mondo e che è necessario entrare in lotta contro il male. Vediamo come lo fa in tanti modi, cruenti, con le diverse forme di violenza, ma anche mascherato col bene e proprio così distruggendo le fondamenta morali della società.

“Sant’Agostino ha detto che tutta la storia è una lotta tra due amori: amore di se stesso fino al disprezzo di Dio; amore di Dio fino al disprezzo di sé, nel martirio. Noi siamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici. E per quanto mi riguarda, io sono circondato dagli amici del collegio cardinalizio: sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici, che stanno con me e tutti insieme col Signore.

“Grazie per questa amicizia. [...] Grazie a voi per la comunione delle gioie e dei dolori. Andiamo avanti, il Signore ha detto: coraggio, ho vinto il mondo. Siamo nella squadra del Signore, quindi nella squadra vittoriosa. Grazie a voi tutti. Il Signore vi benedica tutti. E brindiamo”.